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8 gennaio 2012

STOP ANIMAL ABUSE


                                 


Stop Animal Abuse è un nostro video del 2008 con diverse immagini di casi di quell'anno, doloroso piu' di tutti quello di Kira, avvenuto in Sardegna, che oggi è stato commentato così :
"ho visto la foto di kira...andai a salutarla nell'ambulatorio vetterinario...ancora oggi ricordo la grande tenerezza che provai accarezzandola...il suo sguardo...la rabbia che provai pensando che tutto ciò si poteva evitare...la gente deve imparare a parlare!segnalate,anche in forma anonima,ma fatelo...ricordo la sua pallina,vicina...che poco usò perchè morì dopo qualche giorno...sei sempre nel cuore di tanti sassaresi..."

Rivedendo il video dopo tre anni e mezzo, non molto sembra essere cambiato per gli animali : combattimenti, vivisezione, uso per le pellicce o come cibo, sta tutto ancora lì. La situazione del randagismo è sempre esasperante, la sterilizzazione è un concetto che l'italiano medio, nella sua eterna fanciullezza, non comprende. Troviamo però attuale il nostro commento "ci stiamo arrabbiando" perchè è quello che obiettivamente accade oggi nell'animo della gente. Sarebbe bello sì vivere in pace, poter essere tranquilli, pacati e riflessivi. Poter dialogare e attraverso bei ragionamenti farsi ascoltare, ottenere giustizia.

Ma c'è chi riceve questi bei ragionamenti e li infila in un cassetto dove staranno a dormire per anni e saranno dimenticati, e pubblicamente denigra e disprezza l'amore che sarebbe umano provare nei confronti degli animali.
O chi semplicemente chiude porte e finestre per non sentire o vedere, come stanno facendo i cittadini di Montichiari da 10 anni con lo stabilimento di Green Hill.

Dispiace dirlo ma l'allevamento Morini di San Polo d'Enza non è stato chiuso solo con le parole, ma con atti di intimidazione nei confronti di clienti, dipendenti e fornitori, affinchè il ricavato commerciale diventasse assai meno appetibile a fronte di perdite materiali.
Perdite solamente materiali, perchè da sempre la lotta animalista prende di mira le cose e non le persone o gli animali. Chi aveva affari in corso con Morini ha fatto i suoi conti e ha capito che non valeva la pena di mantenere rapporti con un "problema", quindi ha fatto terra bruciata intorno allo stabilimento.

Possiamo certo continuare ad avere pensieri cattivi e andarli a confessare al prete la domenica e allo psicologo il martedì; possiamo essere riflessivi, ma anche pigri e indifferenti; possiamo scagliarci contro quei "vandali" che attaccano gli stabilimenti criminali e sentirci in fondo dei vigliacchi che non farebbero mai una cosa del genere. Ma nella storia della nostra civiltà c'è anche un tizio molto in gamba che ha dichiarato alla stampa dell'epoca "Non pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare una pace, ma una spada".

KombatCrew




2 novembre 2011

ANIMAL LIBERATION FRONT - UN FILM DI JEROME LESCURE

SS.
Sinopsi del film ( tradotta da una fonte che non troviamo piu'...sorry) :


Cos'è successo il 24 dicembre?
Questo è ciò che il capitano di polizia Olivier Chartier vuole scoprire.
Per capire tutta la storia, dovrà ritornare indietro di 48 ore.
Avrebbe potuto essere un giorno qualunque, seguito da una comune vigilia di Natale...

Ma non per Frank, sconosciuto insegnante di teatro.
Frank appartiene ad una unità senza nome e senza leader. Un gruppo di resistenza i cui membri hanno uno scopo principale: la Liberazione Animale.

Queste persone sono destinate ad avere un'empatia senza limiti verso gli animali maltrattati, e dovranno mostrare il loro coraggio affrontando l'ultima parte di un'operazione che hanno preparato per mesi.
Ogni singolo membro di questa squadra soffrirà per dubbi e paure, perchè il fallimento non è un'opzione possibile, le sue conseguenze sarebbero disastrose.
Il loro obiettivo : liberare un gruppo di cani, condannati ad essere venduti ai laboratori per diventare cavie da esperimenti.

La loro filosofia : quando qualcosa ha superato i confini della ragione, devi dimenticarti di cosa è legale, e preoccuparti solo di quello che ti appare giusto.

Nauralmente, le leggi non appoggiano questo tipo di comportamento : il gruppo dichiara di appartenere ad Animal Liberation Front, una comunità presa di mira da ogni governo, considerata alla stregua di eco-terroristi.
Ma nessuno sembra capace di fermare Frank e i suoi 6 resistenti.
Tuttavia, le loro azioni non rimangono impunite, e Frank si renderà conto di essere stato tradito.
Sa che dovrà fronteggiare in solitudine l'impietoso capitano Chartier.



24 marzo 2010

EMANUELE PIRELLA E LO SPOT ANIMALISTA CENSURATO

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Se n'è andato un grande comunicatore, che ha lasciato un'impronta indelebile in ognuno dei settori in cui è stato protagonista : pubblicità, editoria, satira, svezzamento professionale di giovani creativi.

In questi giorni viene ricordato prevalentemente per i gli spot televisivi e le campagne stampa più popolari, con i motti che dopo alcuni passaggi entravano a far parte del linguaggio comune della gente. Ma in realtà colui che i collaboratori chiamavano "il grande Imanuel" era un ricercatore proiettato al di là dei confini prestabiliti, un creatore di tracce che poi molti altri hanno seguito o copiato.

Quando la mielosità della famiglia-felice che abita nei mulini bianchi si spalmava inesorabile sulle famiglie italiane, per fortuna c'era Pirella a dissacrare una famiglia ancora più snob, in cui la figlia va a manifestare contro il padre, che si intuisce essere un ricco sfruttatore di animali (industria della vivisezione, forse?).

Non ci sono pubblicità in questo blog, ma per Pirella è giusto fare un'eccezione. Questa è la serie di spot televisivi creati dalla sua agenzia per Superga più di dieci anni fa e sono i soggetti Esame, Processione, Incantation e Corteo ovvero La sfida.

Sono piccoli film, molto raffinati ma veri nel loro messaggio. L'ultimo è ambientato con realismo in una protesta animalista. Dopo pochi passaggi televisivi lo spot è stato censurato in quanto "portatore di un messaggio violento".

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9 febbraio 2010

AVATAR



Nelle foreste di Pandora, un pianeta molto simile alla Terra visto dallo spazio, abita la meravigliosa razza dei Na'vi.
Alti più di 2 metri e dalla pelle azzurra, forniti di coda, vivono in un enorme albero della foresta, godendo di un territorio allo stesso tempo pericoloso e fantastico, popolato da esseri di grande ferocia così come da specie altamente spirituali, che fanno parte integrante della loro vita.

Definiti "alieni" in molte recensioni del film, in realtà non lo sono per niente: i veri alieni sono i "conquistadores" del 2154 che arrivano con le armi e i soldati a distruggere la foresta, comandati da un odioso generale pronto a tutto pur di portare a termine la sua missione, che consiste nella deportazione forzata dei Na'vi, che sfortunatamente vivono sopra a un giacimento di inestimabile valore.

Storie già viste e sentite, il regista James Cameron ha attinto a piene mani dal mondo degli Indiani d'America e degli attuali Indios amazzonici a partire dalla lingua parlata dai Na'vi, per continuare con l'aspetto fisico della tribu, con le prove di coraggio del volo, con le urla di guerra lanciate nei combattimenti, con il rispetto degli animali nonostante la loro uccisione, ecc ecc ecc.

Ma questo non è un male, significa che alcuni archetipi e riferimenti spaziali sono duri a morire, nonostante la grande attività fatta per seppellirli per sempre. All'inizio sembrò che deportare le tribu avrebbe risolto definitivamente il problema, ed era circa il 1860. Poco più di un secolo dopo incominciarono a uscire film come "Soldato blu", che rivelarono come si svolse la vera storia.

Nel 2010 la storia non viene dimenticata, e si ripropone in un film di genere fantastico come Avatar. Così come nella realtà ci furono frecce contro fucili, e deportazioni di interi popoli, anche in questo film si può rivivere la stessa frustrazione di chi combatte, tuttora, con le stesse armi.

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15 dicembre 2009

UN RIFUGIO SPECIALE



il Rifugio Animali Felici di Luino




Dal Corriere del Ticino 16 dicembre :

Si chiama "Rifugio animali felici". È nato grazie all'animo sensibile di un uomo - Giancarlo Galli, ex ispettore doganale, originario di Balerna, 70 anni l'anno prossimo -. Giancarlo, un sorriso che incanta, una decina d'anni fa, nel giardino della sua casa, trovò un micetto abbandonato. Quell'incontro lo portò a guardarsi in giro e a scoprire di quante crudeltà gli umani erano (e sono) capaci nei confronti di tanti esseri indifesi. E cominciò a prenderli con sé. Uno a uno. Prima i gatti. Poi arrivò una vitellina e, con lei, lo sfratto e la ricerca di una casa. Adesso, al "Rifugio animali felici" di Brissago Valtravaglia (sopra Luino), vivono oltre trecento esserini che, dopo tante sofferenze, hanno riscoperto la gioia di vivere. Lui, Giancarlo, ha lasciato loro la proprietà che aveva acquistato la vigilia di Natale del 2003 ed abita in città, in un monolocale.

La storia di Giancarlo è avvincente. Quella degli ospiti del suo rifugio, a volte, agghiacciante. La storia di Giacomino, ad esempio, l'asinello che adesso ha 17 anni (vd Gallery). Al Rifugio ci è arrivato perché, racconta Giancarlo, "fu il suo proprietario a darmelo. Prima di arrivare qui aveva vissuto la maggior parte della vita in una stalla dove l’acqua gli arrivava alle ginocchia. Un fatto, questo, che ha compromesso gravemente le sue zampe. Adesso, dopo molte cure, siamo riusciti a rimetterlo in salute e lui è diventato la mascotte del rifugio. È dolcissimo, ma ha un punto debole: chiede sempre carezze a tutti!".

Le storie peggiori, però, hanno per protagonisti i gatti (al Rifugio animali felici ne vivono una settantina). "Ho visto gatti bolliti vivi - racconta Giancarlo con un groppo in gola - gatti ai quali erano stati strappati per dispetto i bulbi oculari o con le orecchie o la coda amputate". Ma tutti gli abitanti del Rifugio devono dimenticare qualcosa. Babe, il maialino; Tricky, il cane; Mamy, la gatta; Kelly, l'ultima arrivata (vd box); Lello, il cavallo; Charly, il micio. Vivono felici, adesso e, se volete, li potete andare a conoscere. Giancarlo ha sempre bisogno di qualcuno che gli dia un colpo di mano e... il 27 dicembre c'è una giornata di volontariato alla quale è possibile partecipare. Un modo diverso di vivere il Natale.

Storia di Kelly, vissuta in un fienile

E' arrivata settimana scorsa al rifugio. Si chiama Kelly. E' un pastore tedesco molto anziano e ha vissuto tutta la vita rinchiusa in un fienile sopportando ogni sorta di sbalzo climatico. Non ha mai ricevuto una carezza o un gesto d'affetto. I proprietari l'avevano abbandonata a sé stessa, aspettando solo che morisse. Gli ultimi giorni di convivenza con la sua "famiglia", li ha passati senza nemmeno un po' di cibo. Quando Giancarlo è intervenuto - su segnalazione di alcune persone - l'ha trovata che mangiava le sue feci.

Kelly adesso vive al Rifugio animali felici. Ha ancora le zampe parzialmente atrofizzate per la troppa immobilità (vd Gallery) e cammina a fatica. E' molto dolce e, nonostante quello che ha vissuto, scodinzola quando incontra degli umani. Kelly ha ancora molta voglia di vivere, ma per farlo dev'essere operata. Ha un tumore alle mammelle. C'è qualcuno che vuole/può, adottarla a distanza?

Potete segnalarlo a: lafattoria@cdt.ch.

Dal sito http://plus.cdt.ch/la-fattoria-degli-animali/uomo-in-agguato/16496/e-vissero-finalmente-felici.html

21 ottobre 2009

STOP ANIMAL ABUSE

30 agosto 2009

THE COVE - IL SEGRETO STERMINIO DEI DELFINI

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Ric O'Barry era un famoso addestratore di delfini; negli anni '60 ne catturò 5 e li fece diventare attori della famosa serie "Flipper".

Approfondendo la conoscenza di questi animali, il sentimento di O'Barry nei loro confronti cambiò radicalmente. Si accorse che erano estremamente intelligenti, sensitivi, e con una grande coscienza di sè. Pensò che il loro posto era il mare aperto, e non avrebbero più dovuto essere soggetti alla cattività per il divertimento degli esseri umani.

La sua missione lo portò a Taiji, una città sulla costa giapponese apparentemente devota alle meraviglie del mare, dove i turisti possono fare il bagno coi delfini e le balene si fanno vedere vicino alla costa.
Ma da quelle parti, recintata da filo spinato e da cartelli di divieto d'accesso c'era una piccola baia che nascondeva un segreto di morte. Protetti dall'oscurità notturna i pescatori di Taiji la utilizzavano per un tipo di caccia ai delfini mai vista al mondo, estremamente cruenta. Sbattendo tutti insieme i remi sull'acqua creavano un forte rumore che terrorizzava i branchi di passaggio, e i delfini venivano convogliati nel vicolo cieco della baia, dove in pochi minuti l'acqua si tingeva di rosso.

O' Barry decide di radunare un po' di persone che possano condividere il suo progetto: operatori del suono e cameramen esperti di riprese sott'acqua, artisti degli effetti speciali, esploratori marini, subacquei di diverse parti del mondo, tutti disponibili a infiltrarsi nella baia "off limits" per filmare e documentare lo sterminio dei delfini, con il rischio di essere arrestati dal solerte capo della polizia locale che era sempre sulle loro tracce, o di essere massacrati dai pescatori locali.
Oltrepassano gli sbarramenti di notte, sfidando guardie private, polizia e cani da guardia. Per riuscire a riprendere le mattanze senza essere visti devono rimanere sempre nei fondali.

Il risultato di questa ricerca di verità si intitola "The Cove", documentario che ha già ottenuto diversi riconoscimenti tra cui il premio del pubblico al Sundance Festival di quest'anno. Un film che unisce il giornalismo investigativo all'attivismo animalista, girato da persone seriamente motivate a rendere pubblico uno scempio tenuto segreto, dietro al quale prospera l'industria dell'entertainement mondiale (i delfini vengono catturati per i vari parchi acquatici del mondo) e l'industria alimentare (nonostante il quantitativo enorme di mercurio concentrato nella loro carne, tossico per gli esseri umani, i delfini vengono mangiati in tutto il Giappone).

Il regista - Louie Psihoyos - è uno dei migliori fotografi del mondo. Nel 2005 ha creato insieme a Jim Clark "The Oceanic Preservation Society" (OPS), un'organizzazione no-profit che focalizza l'attenzione dei media e del pubblico sulle bellezze e sulle distruzioni che avvengono negli oceani.
Così inizia il trailer : "...Durante l'epoca dell'Antica Grecia esisteva la pena di morte per chi feriva un delfino. Dove sarà finito quel rispetto?.."



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